BEATO GIUSEPPE PUGLISI

Ott 22, 2021

Beato Giuseppe Puglisi (conosciuto anche come don Puglisi, Pino Puglisi, padre Puglisi), presbitero, martirizzato, a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale, dalla mafia il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, intorno alle 20,45, davanti al portone di casa,  in piazza Anita Garibaldi, nella zona est di Palermo.

Proclamato beato il 25 maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, è il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia.
Il 19 giugno 1997 venne arrestato a Palermo il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi, tra cui quello di don Pino Puglisi. Poco dopo l’arresto, Grigoli cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi, compreso quello di padre Puglisi. Grigoli, che era insieme con un altro killer, Gaspare Spatuzza, disse che gli aveva sparato un colpo alla nuca. Dopo l’arresto egli sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Lui stesso raccontò le ultime parole di don Pino prima di essere ucciso: un sorriso e poi un criptico “me lo aspettavo”.
Mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano venne condannato all’ergastolo per l’uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l’assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all’ergastolo il 19 febbraio 2001. Furono condannati all’ergastolo dalla Corte d’assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete. Sulla sua tomba, nel cimitero di Sant’Orsola a Palermo, sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Il 2 giugno 2003 qualcuno murò il portone del centro “Padre Nostro” con dei calcinacci, lasciando gli attrezzi vicino alla porta.
Era nato il 15 settembre 1937 a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo, da una famiglia modesta (padre calzolaio, madre sarta). A 16 anni, nel 1953 entrò nel seminario palermitano, da cui uscirà prete il 2 luglio 1960. Nel 1961 venne nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1963 fu nominato cappellano presso l’orfanotrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. È in questi anni che Padre Puglisi cominciò a maturare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani. Il 1° ottobre 1970 venne nominato parroco a Godrano, un paesino della provincia palermitana, che in quegli anni era interessato da una feroce lotta tra due famiglie mafiose. L’opera di evangelizzazione del prete riuscì a far riconciliare le due famiglie. Rimarrà parroco a Godrano fino al 31 luglio 1978. Dal 1978 al 1990 rivestì diversi incarichi: pro-rettore del seminario minore di Palermo, direttore del Centro diocesano vocazioni, responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale, docente di matematica e di religione presso varie scuole, animatore presso diverse realtà e movimenti tra i quali l’Azione cattolica e la Fuci. Il 29 settembre 1990 venne nominato parroco a San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata attraverso i fratelli Graviano, capi-mafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella: qui iniziò la lotta antimafia di padre Giuseppe Puglisi.
Egli non tentò di portare sulla giusta via coloro che erano già entrati nel vortice della mafia, ma cercò di non farvi entrare i bambini che vivevano per strada e che consideravano i mafiosi degli idoli, persone che si facevano rispettare. Egli infatti, attraverso attività e giochi, fece capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori. Si rivolse spesso ai mafiosi durante le sue omelie, a volte anche sul sagrato della chiesa. Don Puglisi tolse dalla strada ragazzi e bambini che, senza il suo aiuto, sarebbero stati risucchiati dalla vita mafiosa, e impiegati per piccole rapine e spaccio. Il fatto che lui togliesse giovani alla mafia fu la principale causa dell’ostilità dei boss, che lo consideravano un ostacolo. Decisero così di ucciderlo, dopo una lunga serie di minacce di morte di cui don Pino non parlò mai con nessuno.
Nel 1992 venne nominato direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo.
Il 29 gennaio 1993 inaugurò a Brancaccio il centro Padre Nostro per la promozione umana e la evangelizzazione.

Chi Sono

Mi chiamo Veronica Niola sono catechista Italo spagnola, mamma di due bambini. Scorri nel menù per cercare l’argomento di tuo interesse, per qualsiasi info contattami a: catechismoconveronica@gmail.com

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