COSA SIGNIFICA “PREGARE VERAMENTE”? – a cura di Laura Menditto

Ott 23, 2021

Quando facevo il primo anno di teologia, ricordo una lezione con un professore molto “oltre”. Nelle sue lezioni niente era scontato e tutto era provocazione.

Una sana provocazione.
Un giorno lo ricordo bene, perché il professore in questione entrò in aula e chiese con aria sorniona: “Chi mi sa dire cosa significa pregare?”

Qualcuno provò a sussurrare (pur col dubbio che quel che stava per dire fosse troppo facile e scontato): “Significa dialogare con Dio”
Il professore sorrise come il gatto che sta giocando con il topolino di turno. Ci voleva molto bene, ma credo fosse proprio per questo che ci provocava.

Voleva tenerci lontani dalle risposte troppo semplicistiche.
Si rivolse alla studentessa che aveva appena fatto quell’affermazione e le disse: “Bene, bene bene. Dunque per pregare…o per “dialogare” con Dio, tanto per usare lo stesso suo termine… basterebbe parlare.

Il dialogo si fa parlando. Dialogando. Ma dunque Dio è più piccolo di noi se, per parlare con Lui, basta mettere in atto solo una piccola parte di noi: il parlare”

Ovviamente subito la studentessa rettificò sorridendo: “Ma no, è logico che io intendevo dire che per dialogare con Dio dobbiamo mettere in azione non solo la lingua, ma il cuore ed il pensiero! AscoltarLo insomma.”
Ma il professore incalzò: “Bene, bene, bene. Dunque per pregare Dio basta usare il nostro mondo interiore. Quindi Dio è più piccolo di noi se, per entrare in dialogo con Lui, basta usare solo quella parte di noi”

A quel punto avevamo capito il suo gioco e molti si affrettarono a dire: “Ma è logico che per pregare dobbiamo mettere in gioco tutto noi stessi. Anche il corpo. Il mettersi in ginocchio, il cantare, il danzare, il suonare… Tutto di noi entra in gioco quando si tratta di pregare!”

Però il professore non si arrese ed alzò ancora la posta in gioco: “Bene, bene, bene. Dunque Dio è uguale ad ognuno di noi. Se per entrare in contatto con Lui basta mettere in gioco tutto di noi, Dio è uguale a noi”.
Silenzio.
I cervelli pensavano.
I cuori rimbalzavano tra un dubbio e l’altro, alla ricerca della risposta giusta.

Ed è stato in quel silenzio, quando oramai avevamo finito il repertorio delle risposte già imparate, che il professore, con fine intelligenza e con l’anima sua che giocava con le nostre, ci ha detto:
“Nessuno di noi è in grado di pregare con le proprie forze. Nessuno, da solo, può riuscire a dialogare con Dio. Dobbiamo capirlo questo. E allora? Allora pregare significa farci aiutare da Dio ad entrare nel dialogo che Lui ha in sé stesso. E’ ascoltare ciò che la Trinità si dice e lasciarsi cambiare da quel dialogo divino che abbiamo toccato”

Chi Sono

Mi chiamo Veronica Niola sono catechista Italo spagnola, mamma di due bambini. Scorri nel menù per cercare l’argomento di tuo interesse, per qualsiasi info contattami a: catechismoconveronica@gmail.com

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